Zinga, Emiliano, De Luca: il Pd è buono solo a darci degli untori

La mortalità di una data malattia è una frazione. Al numeratore vi sono i decessi dovuti a quella data patologia. Al denominatore vi sono tutti gli abitanti di una data comunità. L’obiettivo di un governo responsabile è quello di minimizzare tale numero. Come? La matematica ci viene in soccorso. Parliamo di quell’algebra comunemente studiata alla scuola media. La mortalità è infatti data a sua volta dalla moltiplicazione di due ulteriori frazioni. 1. La prima è il cosiddetto tasso di letalità ovverosia la frazione al cui numeratore vi è il numero dei morti a causa del morbo ed al denominatore il numero degli infetti. Per abbassare questo rapporto non c’entra nulla il lockdown. È solo una roba da medici. Più questi sono bravi e più cose sanno della malattia più riescono a curare i pazienti con successo. 2. La seconda frazione è invece il cosiddetto tasso di contagiosità dato da una frazione al cui numeratore vi sono gli infetti ed al denominatore gli abitanti di una data comunità.

Ed è qui che entrano in gioco le misure per contenere i contagi. Se non si hanno rimedi contro una malattia bisogna limitarne la diffusione. Ma il costo che si paga in termini economici è drammatico. Come dimostrato in un precedente mio articolo stiamo parlando di quasi 900 milioni al giorno.

Alla luce di questa premessa quale giudizio possiamo dare sulla classe dirigente al governo? Quello di una ciclopica inadeguatezza. Sforzi ed energie anche comunicative profuse nel terrorizzare i cittadini al fine di rendere alla fine inevitabile e digeribile l’accettazione di ciò che accettabile non è per la maggior parte delle persone. La clausura economica. E nessun razionale sforzo a condividere protocolli di cura standard per trattare al meglio la malattia. In altre parole si preoccupano di minimizzare la contagiosità costi quel che costi ovvero la distruzione dell’economia. E nessun ragionevole impegno a condividere coi medici di base standard terapeutici mettendo a fattor comune tutte quelle esperienze di successo che hanno consentito in province come Bologna o Piacenza di curare i pazienti nel migliore dei modi. In altre parole, una voglia matta – quasi orgasmica – di trovare il contagiato per poi lasciarlo “a marinare” a casa senza cure adeguate e sperando che la situazione non peggiori al punto tale da vedere quel paziente poi andare in ospedale mettendo sotto ulteriore stress il sistema sanitario. Una classe dirigente la cui unica risposta al Covid – oggi che è il 2020 – sembra semplicemente essere quella di invocare che i bimbi stiano a casa e non vadano a scuola (il Presidente Emiliano in Puglia), stigmatizzando le passeggiate lungo mare (il Presidente De Luca in Campania) o in centro a Roma (è il caso di Nicola Zingaretti nel Lazio).

Tre regioni la cui sanità -indipendentemente dal COVID e ben prima che questi presidenti fossero in carica sia chiaro- presenta non poche criticità. Puglia, Lazio e Campania hanno speso nel 2017 rispettivamente 206, 231 e 351 milioni per far curare i propri cittadini in altre regioni non trovando queste risposte nei loro territori. Anzi rifiutandosi spesso di pagare parte di queste prestazioni addossando il costo alle Regioni che quella cura hanno prestato. Come avrebbe detto Leo Longanesi… “Buoni a nulla ma capaci di tutto”.

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